È sempre un’emozione, per me, tenere tra le mani il nuovo libro di un’amica. E devo ammettere che in questo caso lo è ancora di più, perché ricordo benissimo quando “Il treno“, libro scritto da Silvia Santirosi e illustrato da Chiara Carrer, era solo un file word stampato su un A4.
Visto anche il titolo, non posso certo non cogliere la metafora e riconoscere che di strada ne ha fatta, questa storia per bambini: uscito in Spagna ad opera della OQO editora e adesso anche in Italia, con la Logos edizioni. E ho come la sensazione che il viaggio, per questo libro e in particolar modo per la sua autrice, sia solo agli inizi. Non che sia un’esordiente, Silvia Santirosi, perché è giornalista dal 2010 e collabora con L’Espresso, L’Unità, Andersen ed altre testate, senza dimenticare che è già autrice di poesie (raccolta Istantanee – Edilet, 2008) e di libri per ragazzi (Capitan Barbabrizzola. Un naso da salvare – Anicia ragazzi, 2012). Inoltre ha pubblicato racconti su diverse riviste e raccolte.
Ma veniamo al libro.

Il treno

Il treno è il protagonista del sogno ricorrente che una bambina racconta al suo papà. Nonostante lei arrivi in stazione per tempo, con tanto di biglietto, il treno chiude le porte e va via, lasciandola da sola. La piccola chiede al suo papà quale sia il significato del suo sogno, ma lui, non riuscendo a trovare le parole, le racconta invece una fiaba. 
Mi fermo qui, perché trattandosi di un libro per bambini, età raccomandata 5 anni in su, il contenuto è talmente breve che finirei inevitabilmente per raccontarvi troppo. 
Quello che posso aggiungere, invece, è che non si tratta – come forse avrete intuito – della classica fiaba. Spesso si raccontano ai bambini storie di fantasia, con principi, principesse e draghi che sappiano farli sognare. In questo libro, invece, il sogno c’è già, e racchiude un abisso di emozioni nascoste, inconsapevoli e difficili da guardare dritte negli occhi. Si tratta di una storia triste, ma l’amore trova comunque la sua strada, riuscendo a recuperare parte di ciò che si è perso e conducendo il lettore ad un toccante lieto fine.
Un’ultima riga per le illustrazioni de Il treno, che sono davvero semplici e bellissime. Chiara Carrer riesce a parlare il linguaggio dei bambini in modo davvero sorprendente, toccandoli dritti nelle emozioni, rifiutando ogni vezzo grafico. 
Perché anche se non è possibile tornare bambini, magari possiamo ricordare com’era quello straordinario potere di riuscire a capire cose difficili, le cose del mondo dei grandi, avvertendone di colpo il significato dentro di noi.
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2012-04-14

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