Scrive nel buio più fitto,
grazie a scampoli di lampione alleati.
Urla al mondo dal luogo più angusto,
segregato in un loculo
cucitogli addosso.
Non un rumore:
soltanto ora tarda e fatiche
si fanno sentire.
Potrebbe chiudere gli occhi
e dormire anche lui,
ma non potrebbe sognare,
così li punta sul foglio,
come a fissarci dentro la rabbia
col pensiero e lo sguardo.
Poi li alza al soffitto,
che tiene il cielo al riparo
dalla sua furia.
Saprebbe quasi volarci
a sgozzare angeli indegni.
Ma il foglio finisce,
e l’ira trasloca a domani.
Una pagina bianca
ma certo non vuota
l’intonso frutto perfetto
della distruzione più cieca.
Edoardo Sorani