Genitori e bimbi 2.0

Probabilmente fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo, ma è anche vero che spesso la gente ci mette del suo. Giorni fa sono incappato in un sito web che un padre “più che tecnologicamente avanzato” ha creato per suo figlio. Ovviamente il sito è pieno zeppo di foto del pargolo, in ogni faccenda affaccendato.
Bè io mi sono un filo preoccupato.
Ma non dico di limitarsi agli album di foto che finiscono relegati in salotto o peggio in qualche scaffale sotto dita di polvere. Lo so, cavolo, ormai siamo nell’era del social, dello sharing, dei geek, dei nuovi evangelisti.

Un po’ di scetticismo, ma nulla in contrario. Nessuno vuole osteggiare il progresso, né tantomeno demonizzare le reflex perché crede che rubino l’anima più velocemente dell’iphone, che però ha Instagram con dei filtri speciali per far dire messa e salvare lo spirito del fotografato dalla perdizione eterna.
Siamo nel 2000! Ma che dico? Siamo nel 2011, praticamente a un passo dal 12 e a un anno dall’ennesima nefasta previsione (o speranza?) sulla fine del mondo…
Ecco il punto. Vedere decine di scatti di un bambino sputtanati su un sito con tanto di dominio registrato a nome del povero e ignaro cucciolo d’uomo mi fa venire in mente la fine del mondo.

Non si tratta del solito discorso moralista, quello che fa il tipo che resta al margine della folla divertita e che scuote la testa bisbigliando tra sé e sé mala tempora currunt. Qui il discorso è che ok, siamo nel duemila quasi dodici e siamo tutti social, col pollice opponibile libidinoso (ex verde) che non vede l’ora di darsi da fare sui touch screen dello smartphone, del tablet o di chissà cos’altro.
Ma non stiamo parlando di noi, giusto? Non stiamo parlando del fatto che un tipo malato di protagonismo si è fatto un filmato nudo e poi lo ha condiviso col mondo intero. No, questa è roba che non fa più notizia. Nell’era del ridicolo a tutti costi, il rispetto di questo diritto siamo riusciti a imporlo a tutti. Eccheccavolo!

Però qui non ci sono io che mi filmo mentre corro per strada in style “What’s my age again“, qui c’è un bambino, un figlio, che è già famoso sul web senza che sappia nulla del web, senza che sappia nulla della faccenda in generale. E non si tratta del caso della subdola madre che regala al figlio dei pupazzi, dei cerotti per instradare il figlio alla professione di medico. Non si tratta di soffocare un bimbo mettendogli sciarpe, magliette, cappellini e guanti della squadra del cuore, per immortalarlo e inviare la foto a delle riviste assurde che addirittura le pubblicano.

Qui i bambini fanno Little Miss Sunshine, e cantano in prima serata sei volte meglio di Pavarotti. Fanno audience, fanno stile. Fanno anche soldi, per carità, ma quelli se li intascano le mamme e i papà come piccola gratifica extra dopo la soddisfazione di aver messo al mondo una star. Migliaia di altre mamme e papà, davanti alla tv nelle loro case, sorridono e già pensano di iscrivere i loro figli alla prossima edizione del programma dell’anno, per fare di loro delle star ancora più star, mandando in visibilio schiere di vecchi in tutto il paese che batteranno le mani e faranno la ola davanti allo schermo, pronti però tra qualche anno a rinfacciare ai nipoti che ai loro tempi le cose erano diverse, e che prima si trovava un lavoro, poi ci si fidanzava, poi si comprava una casa e infine ci si sposava e si metteva su famiglia.
La verità è che chiediamo ai bambini di agire come adulti a nemmeno 5 anni, mentre noi ci rifiutiamo di crescere persino superati i 60.

E se per caso questo piccolo testimonial non capisse – lo dico ragionando per assurdo, è ovvio – quello che gli sta succedendo, o addirittura – ma guarda che mi metto a pensare – non volesse tutto questo? Bè, è come per tutte le altre cose. Come per le verdure, ad esempio. Sono per il bene del bambino. Ma ne siamo proprio sicuri?

Ma sì, alla fine i genitori non falliscono mai, e quelli 2.0 sanno essere due volte meglio degli altri. E poi diciamolo chiaro e tondo: in fondo non ci sarebbe niente di male, se un genitore avesse un sito personale dove inserisse qualche foto del figlio. Ma c’era bisogno di aprirgli un sito a suo nome, al povero bimbo?
O forse il piccolo, grazie ai geniali geni del padre, sta così avanti che l’ha data a bere a tutti e il sito se l’è fatto da solo? Nuovi e più evoluti Steve Jobs crescono! Sarà grazie a loro se supereremo quest’anno, l’anno prossimo, e il prossimo ancora…