Spesso quello che si chiede a un libro è di intrattenerci. Sentimentale, horror, quello che conta è che soddisfi il desiderio di svago. A volte però ci si imbatte in un libro che va al di là, anche senza volerlo. Come l’arcobaleno, che dopo la pioggia non si mostra certo prevedendo di farlo. Guarda che me ne vado non raccoglie solo storie che meritano di essere scritte, ma racconti che pretendono addirittura di essere letti e ascoltati. Sì, perché scorrendo le righe del libro viene da pensare che i racconti siano dotati di una vita e di una personalità tutte loro.
Un libro scritto da Sara Vannelli, un’esordiente che, a quanto sembra dal libro, della vita ne sa già abbastanza. Guarda che me ne vado rinfresca lo spirito con il suo brio e allarga la mente con la sua autenticità. Non c’è artificiosità, non c’è politically correct, e a tratti sembra non ci sia nemmeno una logica. Ma le parole arrivano dove devono, probabilmente perché chi l’ha scritte sapeva da dove venivano e dove dovevano andare. Arrivano, e fanno il loro dovere.
