recensione il mio vicino totoro

recensione il mio vicino totoro

Il mio vicino Totoro è uno dei primi film di animazione realizzato dallo studio Ghibli di Hayao Miyazaki. Ufficialmente, in ordine cronologico, figura come il terzo tra i lungometraggi di animazione prodotti dal famoso studio cinematografico giapponese, tuttavia la pellicola ha riscosso un così grande successo che il protagonista, il Totoro, è divenuto il simbolo stesso dello studio Ghibli.Il film, prodotto nel 1988, è stato distribuito in Italia dalla Lucky Red solo 11 anni più tardi, nel 2009.

Trama

il mio vicino totoroI pragonisti di questa storia a metà tra sogno e realtà non possono che essere due bambini, o meglio due bambine. Sono due sorelle di 11 e 4 anni, di nome Satzuki e Mei, che insieme al padre sono andate ad abitare in un villaggio di campagna, nell’hinterland di Tokyo. La loro madre è ricoverata in ospedale in città: la sua guarigione e il suo ritorno fanno da cornice al film, che ruota intorno alla figura del Totoro, uno strano essere che vive all’interno di un enorme albero di canfora. Mentre gioca in giardino, la piccola Mei scopre un passaggio segreto che la conduce proprio nella tana del magico essere, paffuto e peloso. Il Totoro diventa allora protagonista delle avventure delle due sorelle, aiutandole nei momenti più difficili.

Ma cos’è esattamente il Totoro?

È un animale grasso, buffo e peloso. Vive all’interno di un gigantesco albero di canfora e possiede poteri magici: è in grado di volare e di far germogliare i semi. Si tratta di un troll, che in giapponese corrisponde al termine “tororu”, ma la piccola Mei, di soli quattro anni, ne storpia il nome in Totoro.

Opinione

Il film è pervaso da una forte tematica ambientalista, che ritroveremo in tanti altri capolavori di Miyazaki, primo fra tutti lo splendido “La Principessa Mononoke“. La storia di Satzuki e Mei è fondata sul ritorno a contatto con la natura, nella campagna giapponese, dove si coltiva il riso, dove il tempo scorre più lento e dove due bambine possono crescere sane, grazie anche all’aiuto e alla saggezza della nonnina che abita vicino alla loro nuova casa. Inoltre, i nomi Satzuki (“maggio” in giapponese) e Mei (pronuncia dello stesso mese, in inglese) costituiscono un palese riferimento alla primavera, stagione in cui vi è una rigogliosa rinascita della natura.

Nel cartone è presente un inequivocabile richiamo al film Disney di Alice nel Paese delle Meraviglie. Si tratta della scena in cui Mei, che gioca sul prato, nota un piccolo spiritello e comincia ad inseguirlo finendo in un buco da cui si accede a un passaggio sotterraneo; scena che ricorda molto Alice che si allontana dalla madre per tentare di inseguire il Bianconiglio che aveva attirato la sua attenzione.
Sembra che il film “Il mio vicino Totoro” sia in parte autobiografico. Da piccoli, infatti, Miyazaki e i suoi fratelli soffrirono per la tubercolosi spinale che colpì la loro madre per ben nove anni. Appare dunque facile ipotizzare la malattia di cui soffre la madre di Satsuki e Mei sia la stessa tubercolosi. Ad avvalorare l’ipotesi autobiografica, inoltre, vi è anche una dichiarazione di Miyazaki di qualche tempo fa, quando affermò che per lui sarebbe stato troppo doloroso se i due protagonisti fossero stati bambini anziché bambine.

Il trailer


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